La lingua polacca

Lingua polacca: nozioni di base

Il polacco è una lingua slava occidentale generatasi dalla famiglia delle lingue indoeuropee, come il ceco, lo slovacco e le lingue sorabe (lingue slave parlate nel nord-est della Germania); tutte lingue che, appartenendo allo stesso ramo linguistico, hanno il vantaggio di possedere un certo grado di mutua intellegibilità.

Il polacco è la seconda lingua slava più parlata al mondo dopo il russo, nonché la 6° lingua più importante dell’Unione Europea, subito in coda allo spagnolo. Oltre alla Polonia, è parlata anche in Paesi come gli Stati Uniti, la Germania e il Regno Unito: la diffusione del polacco all’estero come lingua di minoranza è da ascriversi, in primo luogo, all’esodo dei rifugiati ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale e, in secondo luogo, ai flussi di lavoratori dell’Europa – nei primi anni 2000 – dell’Est verso i Paesi europei in pieno boom economico come l’Irlanda, considerata all’epoca come la Tigre celtica.

Contrariamente ai suoi vicini slavi dell’est, come la Russia, l’Ucraina o la Bielorussia, la Polonia utilizza l’alfabeto latino, introdotto nel X sec con l’arrivo del cristianesimo. Numerosi termini di origine latina sono ancora utilizzati ai giorni nostri: è il caso del termine dom che proviene dal latino domus, per “casa”; o ancora di nowvey, che deriva dalla parola di origine latina novus, ovvero “nuovo”. Tracce dell’influenza latina sono riscontrabili soprattutto in ambito scientifico e religioso. Nel XIX sec., con il processo di germanizzazione e la successiva occupazione comunista (periodo in cui l’apprendimento del russo era d’obbligo), la lingua polacca subì l’influenza sia del russo che del tedesco, le quali lasciarono un’impronta nel lessico polacco che ancora oggi si fa sentire.

Un alfabeto latino diacritico

Nel Dizionario dei luoghi comuni, Gustave Flaubert scriveva: “è spiritoso dire: russo e polacco non si parlano, si starnutiscono ” in risposta a tutti coloro che si mostravano reticenti all’idea di parlare tali lingue. Ma vediamo più nel dettaglio in cosa consistono queste difficoltà.

Innanzitutto, la grafia dell’alfabeto polacco presenta alcune aggiunte rispetto all’alfabeto latino che tutti noi conosciamo:

  • segni diacritici (Ą ą Ę ę): in polacco, le piccole code apposte alla base delle vocali si chiamano ogonek e designano le vocali nasali che, vale la pena sottolinearlo, non esistono in nessun altra lingua slava;
  • l’accento acuto, persino sulle consonanti (Ć ć Ń ń Ó ó Ś ś Ź ź);
  • la barra obliqua (Ł) che rappresenta la consonante approssimante labio-velare e corrisponde al fonema /w/;
  • punto sovrascritto (Ż), che rappresenta il fonema /ʐ/
  • digrammi (ch, cz, dz, dź, dż, rz, sz), ovvero l’unione di due segni a formare un unico grafema, di difficile pronuncia per i “profani”;
  • le lettere q, v, e x non fanno parte dell’alfabeto polacco e vengono utilizzate esclusivamente nelle parole di origine straniera.

Altra difficoltà del polacco è rappresentata dalla presenza di 7 casi grammaticali (nominativo, genitivo, dativo, accusativo, vocativo, strumentale e locativo), che per una singola parola comportano, con sommo dispiacere degli studenti di polacco, tutta una serie di declinazioni!

Varianti

Considerata come una delle lingue più omogenee d’Europa, il polacco possiede solo pochi dialetti, identificati come di seguito, a seconda delle aree geografiche di distribuzione:

  • il dialetto della Piccola Polonia, parlato a Cracovia e, in generale nel sud del Paese (nei voivodati della Piccola Polonia);
  • il dialetto della Grande Polonia, parlato nel centro-ovest della Polonia
  • il dialetto della Masovia
  • esiste anche un dialetto della Slesia, una sorta di variante del dialetto della Piccola Polonia che ha subito influenze germaniche.

 

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