Blog

fuochi artificiali

MICE: crescita e opportunità 2016

Secondo quanto emerso da una recente indagine condotta da Astra Ricerche per conto di ADC Group, il settore dell’organizzazione eventi ha registrato una flessione positiva, con un tasso di crescita pari al 2,21% nell’ultimo biennio. La straordinaria ripresa, pur non rappresentando, da sola, la spia di una crescita economica diffusa, suggerisce agli operatori del settore alcune “dritte” da seguire per poter svolgere con successo una professione che si è ridefinita proprio grazie all’ultima crisi. Sono infatti lontani i tempi in cui chiunque poteva improvvisarsi professionista nell’organizzazione di eventi: è stato proprio il ristagno economico a spingere le imprese a trovare nuove soluzioni per sopravvivere, aggiornandosi, conducendo ricerche di mercato adeguate e attivando competenze specifiche che fossero percepite come un plusvalore del cliente.

A livello mondiale, il settore MICE ha registrato una sensibile crescita in Nord America (+0,3%), America Latina e Cina. Interessante sottolineare la specificità degli eventi richiesti dalle aziende latino-americane, che preferiscono investire in corsi di formazione linguistica e training svolti principalmente nelle grandi città costiere.

Si verifica invece un brusco calo del settore in Australia e nel sud-est asiatico, in particolare nell’area indocinese, secondo un’inversione di tendenza tutt’altro che prevedibile, ma probabilmente dovuta al progressivo aumento di controllo delle economie nazionali della regione da parte della straripante economia cinese.

Infine, l’area europea è dominata dai Paesi mediterranei, in particolare Italia, Francia e Spagna, mentre i Paesi Europei con la più bassa incidenza di eventi rimangono il Regno Unito e la Germania.

Stando a una ricerca dell’American Express Meeting & Event, raccolta nel Global Meetings Forecast, sono stati rilevati quattro macro trend ad alto valore predittivo, che possono concorrere ad una ridefinizione dell’evento stesso nei prossimi anni. Ecco come dovrebbe essere l’evento del 21esimo secolo:

  • Short break e , possibilmente, low cost, soprattutto per eventi di carattere locale;
  • contraddistinto da un uso sempre più massiccio del digitale, sia nel corso del processo di organizzazione vera e propria (app, social media, iBeacon che permettono di amplificare il messaggio e “allungargli la vita”, estendendolo oltre il limite temporale del suo svolgimento), sia durante l’evento stesso: la riduzione del tempo di attenzione suggerisce un progressivo accorciamento dei momenti dedicati alla discussione; inoltre, le fonti devono essere variate e possibilmente di forte impatto (video, filmati, ologrammi, etc);
  • volto all’ipervalutazione dell’esperienza del viaggio, concepito come momento di aggregazione imprescindibile per il buon esito dell’evento;
  • non eccessivamente tecnologico; il ricorso alla tecnologia dovrebbe essere dosato per non distogliere l’attenzione dei partecipanti dal vero fulcro dell’evento. Unica eccezione è il ricorso quasi sistematico alla traduzione automatizzata, nonostante non generi un servizio di qualità; fortunatamente si continua a ricorrere all’aiuto di interpreti professionisti per meeting o eventi manageriali.

Per quanto riguarda l’Italia, possiamo affermare che la positiva inversione di tendenza registrata nel 2014, ha preso ulteriore consistenza nel corso del 2015, segnando la chiara ripresa del mercato italiano degli eventi (+4,3%).

Il rapporto dell’OICE, basato su uno studio statistico condotto dall’ASERI (Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica di Milano) per conto di Federcongressi&Eventi nel 2015 parla di 309 mila eventi complessivi per un totale di 38,2 milioni di presenze. Le stime di investimento per il 2016 sono le migliori degli ultimi anni: il 49% delle aziende aumenterà la spesa, il 30% la manterrà stabile e solo il 5% prevede di ridurla, portando così le previsioni di investimento per il 2017 a una cifra che si attesterebbe intorno ai 1.041 milioni di euro. Tenendo conto che addirittura il 42% delle  aziende che hanno deciso di investire sugli eventi, ha devoluto a questo scopo più del 20% del budget complessivo destinato alla comunicazione, gli spazi di manovra sono ampi.

Attualmente, il mercato MICE italiano è dominato da eventi aziendali (77%), ma sono soprattutto gli eventi associativi, cioè i congressi, che catalizzano il maggior numero di partecipanti, imponendosi come genere trainante del settore eventi nostrano. Il numero dei congressi organizzati in tutta la penisola, sia da aziende italiane che straniere, ci posiziona in testa, insieme alla Francia, alla classifica dei Paesi dell’area EU, Medioriente e Africa: un numero di eventi tanto ingente da aver avuto delle ripercussioni positive anche sul tasso del turismo urbano.

Da segnalare che Roma e Milano occupano rispettivamente l’ottavo e il ventunesimo posto nella classifica delle città europee preferite per i congressi, una tendenza ampiamente prevista dagli operatori romani, che sono stati in grado di incrementare l’offerta ricettiva della capitale del 7% in soli due anni.

La tipologia degli eventi non smentisce poi le tendenze globali: Il 60% (e il 56% dei partecipanti complessivi) ha avuto un ambito di riferimento locale, ovvero con partecipanti, esclusi i relatori, provenienti prevalentemente dalla stessa regione dove è ubicata la sede congressuale; il 31% (e il 33% dei partecipanti totali) ha avuto un orizzonte nazionale, ossia con partecipanti, esclusi i relatori, provenienti prevalentemente da fuori regione; il 9% degli eventi (e il 11% dei partecipanti totali) è risultato classificabile come internazionale, avendo partecipanti provenienti in numero significativo dall’estero.

Nonostante le rosee previsioni, c’è ancora molto da fare: solo 22 città italiane hanno almeno 20 sedi per eventi e solo 3 ne hanno più di 100 (Roma, Milano, Firenze); un incremento dei sistemi ricettivi sarebbe auspicabile, anche coinvolgendo l’Enit, come suggerisce Mario Buscema, tra i fautori dell’OICE.

Altro fattore MICE in forte crescita è il business travel, la categoria del viaggi di lavoro che, con un margine di crescita del 21% nel biennio 2016/2017, merita un approfondimento.

Secondo uno studio di  HRS, le mete italiane preferite per i viaggi d’affari rimangano Milano, Roma, Varese e Firenze, seguite da Torino, Genova e Bologna; ottimo piazzamento anche per le province venete, che si piazzano in ottava posizione. Particolarmente utile si rivela anche il monitoraggio delle principali destinazioni dei business traveller italiani: L’Europa resta il “bacino” principale in cui si concentrano i viaggi d’affari, con il 76% del totale (Germania 21,9%, Francia 12%, Spagna 8,8%, Regno Unito 6% e la Federazione Russa 2,4%); gli Stati Uniti, con l’8%, sono il Paese extraeuropeo più frequentato.

Data la grande spinta propulsiva registrata dal settore, stanno fiorendo numerosissime ricerche sul settore MICE. L’organizzatore di eventi del XXI secolo ha a disposizione anche un “identikit” a cui la sua agenzia dovrebbe ispirarsi per avvicinarsi il più possibile al “profilo ideale” di una moderna agenzia di comunicazione che dovrebbe essere:

  • orientata al mercato italiano;
  • indipendente;
  • con esperienza in più settori;
  • con competenze interne documentabili, che siano diverse da quelle organizzative;
  • concreta e giovane;
  • in grado di finalizzare con successo un’idea in un progetto reale.

Originally posted 2016-03-24 10:07:50.

Post A Comment