Inglese: lingua internazionale o “lingua del mondo”?

Più volte mi è stata posta la domanda: “Ma perché studiare altre lingue straniere quando già tutto il mondo parla inglese?”. Il fatto che l’inglese sia una lingua parlata su scala globale può anche essere innegabile, ma dobbiamo comunque tenere bene a mente che il suo sviluppo è stato ampiamente influenzato da altre lingue, da quelle africane al giapponese. E allora mi chiedo: oggigiorno, è davvero appropriato definire l’inglese una “lingua internazionale” quando questa è caratterizzata da così tante influenze straniere nel vocabolario?

Probabilmente il Regno Unito è conosciuto per lo più a causa del suo turbolento passato di stampo coloniale; con la fondazione della Compagnia delle Indie l’Impero Britannico fu in grado di espandersi nei Paesi asiatici, principalmente in India e Cina (quest’ultima attraverso il commercio dell’oppio). Durante l’era imperialista, la Gran Bretagna si è espansa in Australia, Canada, Giamaica, Caraibi e Africa: questo ha avuto grandi conseguenze sulla lingua parlata nei rispettivi Paesi. Alcuni hanno addirittura adottato l’inglese come loro lingua ufficiale (Sud Africa e Canada) e in alcune scuole di Paesi africani come Nigeria e Senegal l’insegnamento dell’inglese è stato reso  obbligatorio, dando prova della parte giocata dall’imperialismo britannico nel rendere l’inglese la lingua più parlata al giorno d’oggi.

Ma l’inglese non è stato il solo idioma capace di influenzare le lingue parlate negli altri Paesi.

Durante l’invasione normanna del 1066, furono introdotte nella lingua inglese ben 10000 parole francesi. Oggi, quasi il 30% delle parole che compongono l’inglese sono prestiti linguistici di origine francese; questo è visibile soprattutto nella terminologia di ambito architettonico:

  • aisle corridoio, corsia, navata
  • arch arco
  • vault volta
  • façade facciata
  • terrace terrazza,  villette a schiera

artistico:

  •  surrealism = surrealismo
  • impressionism = impressionismo
  • fauvism = fauvismo
  • art nouveau = art nouveau
  • collage = collage
  • grisaille = grisaglia, monocromia

gastronomico

  • soufflé
  • croissant
  • gateaux
  • marmalade
  • casserole

storico

  • homage omaggio
  • liege feudatario
  • peasant contadino

e persino nel linguaggio di ogni giorno:

  • money monnaie
  • bottle bouteille
  • chair chaise
  • road route
  • bicycle = bicyclette

Ma non finisce qui: sono state molte le lingue che, insieme al francese, hanno contribuito allo sviluppo del vocabolario dell’inglese. Infatti, l’inglese utilizza prestiti linguistici originari di ben oltre 50 Paesi sparsi per il mondo. Un prestito linguistico è una parola presa direttamente da un’altra lingua senza alterazioni di sorta, che non sostituisce nessuna parola già esistente nella lingua in cui viene impiantata, ma che serve piuttosto a introdurre un nuovo concetto o un’idea straniera. Giusto per fornire qualche esempio, è proprio a partire dall’epoca coloniale che sono state inserite nella lingua inglese parole di origine indiana come:

  • bungalow = bungalow, tipica abitazione su un piano
  • cot = branda
  • shampoo = dall’hindi champna = massaggiare
  • thug  = criminale (dalle bande indiane di briganti e assassini)
  • punch = tipica bevanda
  • khaki = tipo di colore
  • jhodpur =pantaloni alla cavallerizza, o in riferimento ad un particolare tipo di stivali

Vi è poi tutta una serie di parole di origine africana:

  • mambo = danza di origina cubana, la cui parola deriva dalle popolazioni Bantu dell’odierna Repubblica Democratica del Congo
  • zebra = zebra
  • chimpanzee = scimpanzé

Dallo spagnolo sono state introdotte parole come guerrilla, galleon (galeone), mosquito (zanzara), mentre il contributo italiano è visibile soprattutto in ambito musicale e culinario (allegro, tempo, adagio, piano, pasta, pizza, cappuccino). A partire dal V sec d.C. sono state introdotte anche parole dal danese e dal norvegese: è il caso di bag, die, knife, skirt, husband, want, get, egg.
Tutte queste parole tendono a derivare da campi di particolare interesse per la cultura del Paese di origine; è pertanto possibile notare una certa tendenza:

  • parole di carattere filosofico hanno principalmente derivazione dal greco;
  • i termini scientifici hanno origini dal latino (in effetti, il 60% delle parole inglesi ha etimo latino);
  • termini relativi alla danza hanno spesso origini francesi, mentre termini relativi alla musica, come citato in precedenza, tendono a provenire dalla lingua italiana

Se pensate, però, che il lavoro del traduttore venga di conseguenza semplificato vi state sbagliando.

A volte, quando i prestiti vengono introdotti in un’altra lingua, essi cambiano significato.
Per esempio, in tedesco la parola handy, che in inglese ha il significato di utile, pratico, viene invece utilizzata per indicare il telefono cellulare.Wok, che in inglese e in italiano è entrato nel linguaggio comune a partire dal cinese per indicare un particolare tipo di padella, in spagnolo argentino è utilizzato per fare riferimento ai campeggi.

Pertanto, possiamo concludere dicendo che l’inglese è veramente una lingua internazionale, che gioca un ruolo fondamentale nel facilitare gli scambi commerciali, ma possiamo dire che questa lingua internazionale appartenga a qualcuno in particolare? Oggigiorno, è molto più diffusa la comunicazione in inglese tra due non madrelingua che tra un inglese madrelingua e uno non. Inoltre, l’inglese non è lingua ufficiale solo nel Regno Unito, ma anche alle Barbados, in Giamaica, Nuova Zelanda, America e si compone di un’enorme varietà di parole provenienti da altre lingue.

Dunque, per tornare alla domanda iniziale, forse è proprio per questo che ho iniziato a studiare lingue. Anche se sarò indubbiamente in grado di parlare in inglese ovunque mi trovi, è evidente il debito dell’inglese nei confronti delle altre lingue, che gli hanno permesso di evolversi e ampliarsi introducendo nuove idee e concetti nella cultura anglosassone. Il fatto è che tutto ciò non sarebbe mai stato possibile se non fosse stato per il contatto iniziale e la comunicazione globale con gli altri Paesi. Ciò riflette come la lingua non è semplicemente un modo per trasmettere informazioni, ma essa costruisce gran parte della cultura di un Paese, della sua storia e dei cambiamenti sociali. Studiando una lingua non sto solo imparando a comunicare con le persone, ma anche ad arricchire il mio bagaglio con una conoscenza più approfondita  della complessità che costituisce quella che per me è una cultura completamente nuova e che comprende aspetti non solo linguistici, ma anche culturali , artistici, politici e molto altro ancora. 

Emily Avent
Stagista presso Studio Moretto Group

Originally posted 2014-04-03 15:01:50.

  • paolo scotti

    Gentile Emily Avent,
    ho molto apprezzato la lettura del Suo testo e le chiare considerazioni sul panorama linguistico del mondo attuale e sull’importanza di conservare e coltivare le lingue esistenti, evitando la tentazione di “sostituirle” con una “lingua internazionale”, sia che si tratti di una lingua indipendente creata appositamente, sia che si tratti di una lingua “nazionale” con gli evidenti attriti che la cosa comporterebbe.
    A mio parere, la soluzione della questione linguistica è in una lingua che non tenti di imporsi in sostituzione alle altre, ma si affianchi ad esse e che sia, quindi, “seconda lingua” per tutti.
    Questa lingua c’è e funziona, è l’Esperanto.

    • SMG

      Gentile Paolo,

      La ringrazio per l’interessamento ai contenuti del nostro blog e al commento che mette in risalto la situazione di una lingua tutt’ora sottovalutata come l’esperanto, il cui utilizzo potrebbe comportare, a nostro avviso, innegabili vantaggi interpretativi e legali nel caso della traduzione di leggi e documenti che si rifacciano a ordinamenti internazionali, come nel caso della Comunità Europea, fungendo così da imparziale livellatore linguistico. Diverso è il caso della mediazione culturale, in cui una buona comunicazione passa anche (e soprattutto) attraverso la conoscenza diretta e reciproca delle lingue madri delle parti in gioco. In verità l’articolo mira semplicemente a illustrare come sia difficile, oggigiorno, parlare di un purismo linguistico della lingua inglese, che tanto ha influenzato le culture di tutto il mondo ma, allo stesso tempo, non è riuscita essa stessa ad evitare di essere altrettanto contaminata (in senso puramente linguistico) dalle culture con cui è entrata in contatto, diramandosi in molteplici varianti, mutando per fonetica e scrittura e assorbendo costantemente neologismi da ogni dove.

      Cordialmente

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